Previdenza complementare: la "libertà di scelta" può costare oltre 40 mila euro
La tanto invocata "libertà di scelta" da parte del Governo può far perdere a lavoratrici e lavoratori oltre 40 mila euro sulla pensione complementare. A rivelarlo è una simulazione condotta dall'Osservatorio Previdenza della Cgil, che ha messo a confronto fondi negoziali, fondi aperti e piani individuali pensionistici assicurativi (Pip).
Il calcolo si basa sugli indicatori sintetici dei costi medi dei comparti bilanciati pubblicati dalla Covip. La simulazione ipotizza una retribuzione lorda annua di 30.000 euro, versamenti di 2.373 euro e un rendimento del 4% prima dei costi, uguale per tutti. Dopo 35 anni, il montante ammonta a circa 166.000 euro nel fondo negoziale, 135.000 euro nel fondo aperto e 122.000 euro nel PIP. Il divario è di circa 31.000 euro con il fondo aperto e di oltre 44.000 euro con il Pip e include i rendimenti non maturati sulle somme assorbite dai costi.
"Ogni euro assorbito dai costi riduce quanto si accumula e quanto potrà rendere in futuro", spiega Alfred Ebner, segretario generale dello Spi/Lgr della Cgil/Agb. "Su una carriera intera, differenze che sembrano piccole possono valere decine di migliaia di euro. Chi sceglie deve avere informazioni chiare e confrontabili".
Poi c'è il contributo del datore di lavoro. Con un contributo del 2% della retribuzione, pari a 600 euro all'anno, riconosciuto solo a chi aderisce al fondo negoziale, il montante sale a circa 208.000 euro. Il divario arriva a circa 73.000 euro rispetto al fondo aperto e a oltre 86.000 euro rispetto al Pip, grazie a costi più bassi e a una contribuzione più alta.
Quel contributo, come ricorda Ebner, "è una conquista della contrattazione collettiva". Questo concetto è ribadito nell'Avviso comune firmato da Cgil, Cisl e Uil con dodici associazioni datoriali: non esiste alcun automatismo che consenta di trasferirlo a un fondo aperto o a un PIP. Se il contratto lo destina al fondo negoziale, solo la contrattazione può modificare tale scelta. Chi sposta la propria posizione non può portare con sé il contributo del datore di lavoro.
"La libertà citata dal Governo rischia di costare cara, quando si spostano risorse verso prodotti bancari e assicurativi che sono mediamente più costosi. Con la prossima legge di bilancio, lavoratrici, lavoratori e pensionati saranno più poveri e, dal primo novembre, rischiano di vedersi saccheggiare anche i risparmi previdenziali", conclude Ebner in una nota.



