Ebner Sfondo RossoPubblica amministrazione. La riforma dia risposte

"Francamente non capisco l'affermazione del presidente del Consiglio, Matteo Renzo, sul licenziamento in 48 ore del dipendente pubblico denominato 'furbetto del cartellino'. In questi casi era già prevista la sospensione del dipendente senza retribuzione. Si tratta di una truffa e va punita. Il procedimento disciplinare di norma prevedeva l'espulsione dalla pubblica amministrazione e una denuncia alla magistratura": così Alferd Ebner (foto), nell'intervento uscito oggi sul Corriere dell'Alto Adige.

Se l'idea è che questo possa avvenire alla fine di un procedimento in tempi più rapidi per noi va bene. Non servivano perciò nuove norme. Ci si poteva eventualmente chiedere se serviva maggior rigore nell'applicazione delle nome esistenti e se, nella pratica, ci sono stati problemi, bisognava individuare le colpe. In caso contrario siamo di fronte al solito populismo, di cui la nostra politica fa largo uso.
La realtà è però più complessa. Siamo in uno stato di diritto, dove esiste il diritto alla difesa e la presunzione d'innocenza fino alla condanna, cosa ben risaputa dalla politica, che non è sempre così solerte nel prendere i provvedimenti dovuti quando è coinvolta. Va anche precisato che il sindacato svolge il ruolo di "difensore" dell'imputato di fronte a commissioni terze. A decidere nel merito sono quest'ultime e non l'organizzazione sindacale. Rifiutiamo con forza l'idea, che ogni tanto gira in alcuni ambienti, che la parte sindacale solo per il fatto di difendere, agevoli comportamenti scorretti di singoli, se non ne sia addirittura corresponsabile. Anche un criminale comune preso in flagrante ha il diritto/obbligo di difesa, ma non per questo qualcuno individua nel legale una qualsiasi responsabilità dell'atto criminoso commesso.
Una battuta sulle malattie "sospette". Spetta al medico certificare la malattia del dipendente e sarei seriamente preoccupato ad affidare al dirigente una qualsiasi possibilità di contrastare o punire presunti comportamenti scorretti. L'amministrazione ha il diritto di controllare, ma questo compito spetta unicamente all'ordine dei medici o allo specialista e non certo a un amministratore, che deve semmai segnalare a chi di dovere eventuali problemi.
Il sindacato attraverso i contratti collettivi nazionali ha sempre lasciato alle amministrazioni la possibilità di intervenire in maniera appropriata. Detto questo il Governo incomincia ad affrontare i nodi veri della pubblica amministrazione. Ricordo che, all'atto d'insediamento, il presidente del Consiglio ha promesso una riforma al mese. Eravamo nel 2014. Poi i termini sono stati spostati a fine legislatura. Su questo aspetto non poniamo un problema, perché siamo d'accordo che le cose vengano fatte con criterio, nei tempi dovuti e con il coinvolgimento dei corpi intermedi della società. Rimane il fatto che i provvedimenti finalizzati a indebolire il sindacato e i diritti dei dipendenti sono scattati subito. Penso al taglio dei distacchi e permessi e alla mobilità dei dipendenti esercitata unilateralmente dalla politica. Per il resto spero che la politica si limiti a esercitare il potere di indirizzo e controllo sulla pubblica amministrazione, lasciando la parte esecutiva all'amministrazione. Sarebbe un errore tornare al passato, cercando di mettere l'amministrazione pubblica al servizio del Governo, fattore negativo soprattutto in un'ottica d'imparzialità. Ora che il resto della riforma sembra avviata, capisco ancora meno perché il Governo invece della riforma burocratica vera e propria abbia spostato nuovamente l'attenzione dell'opinione pubblica sulle presunte mancanze di singoli dipendenti. Spero che il provvedimento dia invece risposte ai cittadini e non si concentri su aspetti marginali, anche se di facile impatto. Forse alla politica conviene spostare l'attenzione, in vista delle difficoltà a rispettare la sentenza della Corte Costituzionale e delle prevedibili tensioni con i dipendenti in fase di rinnovo contrattuale, sulle presunte mancanze. Così facendo spera forse, per proprio tornaconto, di rafforzare nel cittadino comune l'idea del dipendente pubblico fannullone e assenteista.
Noi vogliamo discutere di contratto e di recupero del salario perso negli anni, ma anche di semplificazione e sburocratizzazione. Regole più trasparenti, assegnazione di responsabilità chiare al dipendente secondo le sue mansioni, un avvicinamento tra cittadini e pubblica amministrazione: sono questi i temi che vogliamo affrontare.
Su questo terreno abbiamo maggiori margini in Alto Adige, dove firmiamo un contratto collettivo locale di primo livello e dove la politica locale ha ampi margini di decidere autonomamente anche sulla gestione degli uffici e sulle procedure.
Mentre le trattative sul contratto non sono decollate, a causa della scarsità di risorse economiche messe a disposizione, la riforma della pubblica amministrazione locale sta prendendo piede. La proposta di modifica della macchina amministrativa vede le parti sociali impegnate e con buone prospettive di una condivisione delle scelte. La proposta dell'assessora competente è a un passo dalla giusta direzione. Maggiore trasparenza, coinvolgimento dei cittadini al posto di un percorso strettamente burocratico e individuazione del responsabile della pratica sono proposte positive. A questo si aggiunge la certezza nei tempi - trenta giorni come prassi - salvo casi particolarmente complessi. Il silenzio assenso in caso di provvedimenti richiesti dal privato è un rovesciamento della prassi finora seguita. Il recupero da parte dell'amministrazione di documenti già in suo possesso, prevista da norme nazionali e locali, viene rafforzato. L'accesso alla documentazione da parte del cittadino semplificato e allargato e la digitalizzazione rafforzata. Leggi, delibere e quant'altro saranno pubblicati sul web senza dover aspettare la Gazzetta ufficiale. Sono alcuni passaggi, che assieme a molti altri, possono aprire la strada verso una pubblica amministrazione moderna, snella e nell'interesse del cittadino. A tal fine la norma prevede l'istituzione, anche a livello provinciale, dello sportello per il cittadino.
Stiamo affrontando con l'assessorato questioni delicate, senza che nessuno abbia intravisto la necessità di aumentare la rigidità del codice disciplinare o di minacciare ulteriori provvedimenti, che la legge e i contratti già prevedono e aspettano solo di essere applicati.

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