CGIL NAZIONALE

Terrorismo: Susanna Camusso scrive agli iscritti

La Cgil è una grande organizzazione sindacale aperta, fondata sulla libertà di adesione, che non conosce e rifiuta discriminazioni di carattere religioso o di provenienza geografica. Democrazia e libertà sono il nostro dna e sono il fondamento della nostra Costituzione.
Sono questi principi e valori che noi, il nostro Paese e l'Europa considerano inviolabili e che vogliamo strenuamente difendere.
Li abbiamo conquistati con il sangue e con il dolore dei nostri padri che ci hanno aiutato a costruire un continente in pace. Abbiamo combattuto la paura, l'odio razziale, la fame, le diseguaglianze. Abbiamo avviato la costruzione di un'Europa prospera e solidale. Si è trattato di un sogno che ha iniziato a realizzarsi che non vogliamo perdere ma difendere e avverare.
Per questo non vogliamo né possiamo rassegnarci all'Europa della paura.
Più volte nella nostra storia siamo stati chiamati a difendere la democrazia.
L'abbiamo fatto senza tentennamenti, con il cuore e la forza di una grande organizzazione. Siamo stati in prima linea a combattere il terrorismo che dilagava nel nostro Paese. Non siamo stati ad osservare ma siamo stati protagonisti del risveglio delle coscienze, dello scontro con le organizzazioni eversive, della lotta a qualsiasi ambiguità. Non ci sono stati né dubbi, né incertezze perché mai il terrorismo può trovare giustificazione alcuna, siano esse economiche o sociali, tantomeno ideologiche o religiose.
Siamo stati nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle strade e nelle piazze d'Italia. Listavamo a lutto le nostre bandiere, piangevamo i morti del nostro Paese e programmavamo l'iniziativa politica, spiegavamo le nostre ragioni, organizzavamo il contrasto fattivo ai terroristi.
Non eravamo soli, ovviamente, ma quella scelta, quel dire a viso aperto da che parte stavano la Cgil, le sue donne e i suoi uomini, ha contribuito a debellare il terrorismo, a porre un argine alle stragi e alle uccisioni, ad assicurare alla giustizia i criminali. Lo abbiamo fatto per non vivere nella paura, per difendere la libertà e la democrazia. Da allora, ogni giorno, abbiamo confermato e rinnovato quell'impegno.

La paura non è più nelle piazze o nelle strade delle nostre città, ma nelle piazze e per le vie della nostra Europa. Le stragi in Spagna, Inghilterra, Belgio, Francia mettono in discussione quanto abbiamo faticosamente costruito sino a oggi e genera una paura cieca quanto distruttiva. E la paura alimenta false e pericolose risposte xenofobe e razziste. Si alzano muri, si chiudono frontiere, si rompe la solidarietà tra gli uomini, i deboli e gli oppressi, non si riconosce più e si combatte il diverso. La paura rende fragili la libertà e la democrazia così duramente e faticosamente conquistate.
È ora di scegliere.
Non basta più reagire con le dichiarazioni dell'organizzazione o dei suoi autorevoli dirigenti. È ora che tutti noi e tutte noi prendiamo in mano il nostro destino e il nostro futuro.
Non vogliamo che vinca la paura, l'orrore, la morte.
Bisogna combattere l'indifferenza, attivarsi per garantire il necessario contrasto, non accettare ambiguità, impedire anche i silenzi. Rispettare ed esigere rispetto da parte di tutti, a cominciare da noi, dei nostri valori, della nostra democrazia, della nostra libertà. Non sono scelte negoziabili. Sono le ragioni della nostra
convivenza libera e democratica. Lo sentiamo come un dovere collettivo, di ciascuno di noi.
Non è più un problema che possiamo delegare ad altri. Dobbiamo tornare nelle strade, nelle piazze, in tutti i luoghi di lavoro. Dobbiamo tornare a essere tutti protagonisti. Dobbiamo tornare a difendere e promuovere con ancora più forza i nostri valori di libertà, democrazia, eguaglianza e solidarietà.

Cgil ricorre a Ue contro abolizione Registro infortuni

"L'abolizione del Registro infortuni, strumento di analisi indispensabile per predisporre le misure preventive, è inaccettabile in un Paese in cui il numero di infortuni mortali e di malattie professionali denunciate hanno dimensioni preoccupanti. Per questo la Cgil ha fatto ricorso alla Commissione Europea contro il Decreto Legislativo n. 151/2015, attuativo del Jobs Act, che contiene tale previsione". Questo l'annuncio dato dal sindacato di corso d'Italia.

"Il Decreto legislativo – sostiene la Cgil – viola la direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, la Direttiva 89/391/CEE. In particolare – spiega nella nota – non rispetta l'obbligo dei datori di lavoro di tenere un elenco degli infortuni di cui siano stati vittime i suoi dipendenti, previsto dalla direttiva e recepito nella legislazione italiana proprio attraverso la tenuta del Registro Infortuni, introdotto più di cinquant'anni fa". "L'abolizione di quest'ultimo, non essendo accompagnata da nuove misure alternative di eguale efficacia, cancella uno strumento fondamentale per avere dati storici sull'andamento degli infortuni e per la prevenzione".

Il provvedimento in questione, inoltre, per la Cgil "viola anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione (artt. 31, 35 e 27), in quanto l'assenza di un'opportuna alternativa al Registro non assicura il diritto dei cittadini ad avere condizioni di lavoro giuste e dignitose, misure preventive adeguate nè il relativo diritto all'informazione e consultazione dei lavoratori nell'ambito dell'impresa".

Ma oltre al merito nel ricorso si contesta anche il metodo: "secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia UE infatti – prosegue la nota – l'attuazione da parte degli Stati membri delle disposizioni della Direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro non può avvenire mediante prassi amministrative modificabili a piacimento, ma deve seguire degli standard europei prestabiliti. Cosa che non è avvenuta".

"Abolire il Registro è inaccettabile se si considera la preoccupante situazione che vive il nostro Paese", dichiara il responsabile Salute e Sicurezza sul lavoro della Cgil nazionale Sebastiano Calleri, che ricorda come "nel 2015 gli infortuni sono diminuiti (-24 mila unità), ma al contempo sono aumentate del 16,15% le denunce di infortunio mortale (+161 mila unità nei primi undici mesi dell'anno) e nello stesso periodo sono cresciute quelle riguardanti le malattie professionali (+2,63%). Il quadro descritto dall'Inail – conclude Calleri – rende evidente la necessità di aumentare l'attività di monitoraggio e mantenere il Registro infortuni".

Lavoro: Cgil, Governo cambi verso

"Che fine hanno fatto i milioni di posti di lavoro creati con il Jobs act?". Questa la domanda posta dalla segretaria confederale della Cgil Serena Sorrentino alla luce dei dati diffusi oggi dall'Osservatorio precariato dell'Inps, accompagnata dall'hastag #Polettirispondi.

"Potremmo commentare che a noi i conti tornano, visto che avevamo stimato sia l'effetto doping del Jobs act che il decalage delle assunzioni", dichiara Sorrentino. "Avevamo infatti previsto – spiega – che l'occupazione sarebbe cresciuta di circa la metà rispetto a quanto annunciato dal Governo e che ci sarebbe stato un considerevole rallentamento con la riduzione degli incentivi, calcolo confermato oggi dall'Inps, che nel primo trimestre registra un calo delle assunzioni su base annua pari al 12,9%, da imputare soprattutto al crollo verticale dei tempi indeterminati". "Ma avere ragione – prosegue – non è una soddisfazione perché parliamo di circa 15 miliardi di risorse pubbliche investite male e di tante speranze deluse per milioni di giovani italiani".

"Il Governo, come diciamo da mesi, può correggere gli errori e cambiare sia il meccanismo della decontribuzione che le norme del Jobs act". La segretaria confederale della Cgil sottolinea quindi gli interventi prioritari per il sindacato di corso d'Italia: "l'abolizione dei voucher, che continuano a crescere in virtù della liberalizzazione (nel trimestre gennaio-marzo sono aumentati del 45,6% rispetto allo stesso periodo del 2015), la regolazione del tempo determinato e la modifica al sistema degli incentivi, che devono diventare selettivi".

"Ci hanno spiegato che liberalizzando i licenziamenti sarebbe aumentata l'occupazione, ma hanno dato soldi a pioggia alle imprese e ignorato chi rappresenta il lavoro senza alcun risultato apprezzabile: le imprese non stanno investendo in lavoro e innovazione e la ripresa non c'è", continua la dirigente sindacale.

"Bisogna cambiare verso perché quello del Jobs act è sbagliato. Noi ne abbiamo indicato uno: stiamo raccogliendo le firme per la Carta dei diritti universali del lavoro, che riscrive il diritto del lavoro in nome di un principio di uguaglianza, – ricorda in conclusione Sorrentino – e abbiamo presentato da tempo una proposta di progetto per il rilancio e lo sviluppo del Paese, il Piano del Lavoro".

TTIP: Camusso, il lavoro non è una merce

La Cgil sarà in piazza per partecipare alla manifestazione nazionale, promossa dalle organizzazioni aderenti alla campagna 'Stop TTIP', contro il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti e in difesa dei diritti e dei beni comuni, che si terrà il 7 maggio a Roma.

L'appuntamento è alle ore 14.00, in Piazza della Repubblica, punto di partenza del corteo che sfilerà per il centro della città per giungere in Piazza San Giovanni alle ore 15.30, dove sono previsti interventi dal palco e l'esibizione di artisti e gruppi musicali.

Una mobilitazione promossa per denunciare i rischi per i diritti del lavoro, per l'occupazione, per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, per i servizi pubblici e lo stato sociale, insiti nell'accordo di Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) che da quasi tre anni si sta negoziando tra Unione Europea e Stati Uniti.

La Cgil domani sarà in piazza nel nome della parola d'ordine fondativa dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro: "Il lavoro non è una merce". "A quasi cent'anni dalla sua formulazione nel 1919 – sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che domani parteciperà alla manifestazione – queste parole conservano integralmente il loro elevato valore morale e politico: senza dignità e diritti per il lavoro e per gli uomini e le donne in carne e ossa che lavorano non c'è né vero sviluppo né vera democrazia. A questi valori, che ispirano la stessa Costituzione Italiana e il modello sociale europeo, richiamiamo i governi, i parlamenti e le forze politiche, perché compiano scelte coraggiose e innovative per un'alternativa al fallimento del liberismo dimostrato dalla crisi economica e dalla minaccia di prolungata stagnazione che stiamo vivendo da più di otto anni".

"I sindacati europei e nordamericani – aggiunge Camusso – hanno avanzato critiche e proposte basate sui diritti ambientali, sociali e del lavoro, a partire dalle Convenzioni Oil che la Cgil condivide. Per l'Europa servono politiche economiche e sociali che riaffermino lo stato sociale, pongano fine all'austerità e promuovano il rilancio della domanda interna e la riduzione delle disuguaglianze".

"Si tratta, per il movimento sindacale, ma anche per molte delle altre associazioni critiche, – conclude il segretario della Cgil – di difendere e promuovere nei fatti quel 'modello sociale europeo' che la Commissione afferma ogni giorno di ritenere tra i valori fondanti delle sue strategie negoziali, ma che nega nella pratica del negoziato così come nelle politiche sociali e di bilancio dell'Unione".

Al via raccolta firme per Carta dei diritti

"Dai nuova vita ai diritti, firma la legge di iniziativa popolare per la 'Carta dei diritti universali del lavoro': il nuovo Statuto, patrimonio di dignità e libertà. Lascia un segno nella storia del lavoro, una storia di tutti anche tua". Con queste parole, stampate sulle migliaia di volantini distribuiti dai gazebo allestiti in tutta Italia, la Cgil sta invitando lavoratrici e lavoratori, giovani e pensionati a sostenere la 'Carta', in questa prima giornata di raccolta firme.
Oltre mille le iniziative che si stanno tenendo nelle piazze del Paese, dove i cittadini sono chiamati ad apporre una firma per estendere i diritti a chi non ne ha e riscriverli per tutti, e tre firme per i referendum su voucher, appalti e reintegri.
"Sta arrivando un messaggio straordinariamente positivo. Firmano tante persone, non solo militanti". E' quanto dichiarato dal segretario generale Susanna Camusso dal banchetto di Piazza San Babila, a Milano. "Oggi è iniziato quel viaggio fondamentale per il Paese, un viaggio in cui verranno raccolte le firme per la 'Carta'. Vogliamo ridefinire – ha spiegato – un nuovo diritto del lavoro in cui le tutele e i diritti sono in capo alle persone e non alla tipologia contrattuale. Vogliamo che il Paese torni a mettere al centro il lavoro e il suo valore come unica ricetta possibile per uscire dalla stagnazione in cui ci troviamo". "La firma di un cittadino e di una cittadina è la forza di noi tutti – ha concluso – la prima ragione per sottoscrivere la proposta di legge sulla carta dei diritti è offrire all'Italia un'altra strada di politica economica, inclusione, dignità e libertà".
Tutta la segreteria nazionale della Cgil sta partecipando a questa prima giornata di raccolta firme: Serena Sorrentino a Torino, Fabrizio Solari a Napoli, NinoBaseotto a Bolzano e a Trento, Danilo Barbi a Bologna, Gianna Fracassi a Genova, Vera Lamonica a Firenze, Franco Martini a Follonica e a Castiglion della Pescaia (Grosseto).
La campagna per i quesiti referendari proseguirà fino all'8 luglio, mentre quella per la Carta terminerà l'8 ottobre. Sul sito della Cgil sarà possibile trovare l'elenco delle sedi dove si potrà firmare.

Carta diritti universali: documento approvato

Oltre 41mila assemblee, il 98.49% dice sì alla proposta di legge

 

Di seguito il documento conclusivo approvato dal Comitato Direttivo della Cgil riunitosi oggi a Roma.
Il documento è stato approvato senza nessun voto contrario e con sei astenuti.

Il Comitato Direttivo della Cgil, riunito a Roma il 21 marzo 2016, valuta positivamente l'andamento e la conclusione della consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti alla Cgil sulla proposta di "Carta dei diritti universali del lavoro – Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori", in applicazione dei deliberati del Comitato Direttivo del 18 febbraio e 14 dicembre 2015.

Le assemblee svolte (41.705) sono l'indice di uno sforzo politico ed organizzativo senza precedenti, che ha coinvolto l'insieme dell'Organizzazione ed un rilevante numero di non iscritti e non iscritte; un grande fatto di democrazia e partecipazione che conferma il radicamento senza eguali del Sindacato confederale nella Società italiana.

Il Comitato Direttivo ringrazia tutte le Strutture ed i militanti della Cgil che, con il proprio impegno e lavoro, hanno reso possibile un tale risultato.

Il Comitato Direttivo ringrazia altresì tutti i giuristi che, con professionalità e dedizione, hanno collaborato alla stesura della "Carta dei diritti".

I due quesiti posti in consultazione, sui quali si sono espressi col voto 1.466.697 iscritte ed iscritti alla Cgil, hanno fatto registrare una larghissima maggioranza di favorevoli: il 98,49% per quanto riguarda l'approvazione della "Carta dei diritti" ed il 93,59% per quanto concerne il mandato al Comitato Direttivo della CGIL di definire quesiti referendari utili a sostenere il percorso per la trasformazione della "Carta" in legge.

Pertanto, in coerenza con il mandato ricevuto dalle iscritte e dagli iscritti, il Comitato Direttivo della Cgil approva il testo della Proposta di Legge di iniziativa popolare "Carta dei diritti universali del lavoro – Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori" ed i tre quesiti referendari – i cui testi allegati fanno parte integrante del presente O.d.G. – aventi per oggetto i seguenti temi:

Cancellazione del lavoro accessorio (Voucher), Reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti, Nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sopra dei cinque dipendenti.

La scelta referendaria, a carattere eccezionale e straordinario, è coerente ed è unicamente finalizzata al sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare che la Cgil avanza con la "Carta", che è e rimane il cuore e la finalità dell'iniziativa decisa dalla Cgil.

Il Comitato Direttivo decide, quindi, l'avvio alla raccolta delle firme per la presentazione della Proposta di Legge e dei tre quesiti referendari.

La raccolta delle firme avrà inizio il prossimo sabato 9 aprile e si concluderà venerdì 8 luglio per quanto riguarda i quesiti referendari e sabato 8 ottobre per ciò che concerne la "Carta dei diritti universali del lavoro".

Il Comitato Direttivo impegna tutte le Strutture al massimo sforzo politico ed organizzativo per garantire una raccolta delle firme capillare, sia nei luoghi di lavoro, sia nel territorio, tale da supportare l'iniziativa della Cgil con un numero di firme certificate significativamente superiore a quello richiesto e capace di preservare l'autonoma iniziativa della Cgil.

In questo senso, fondamentale è sviluppare una coerente ed efficace campagna di informazione e comunicazione, a sostegno della quale tutte le Strutture – a partire dalle Camere del Lavoro – sono impegnate nel successo della sottoscrizione nazionale rivolta a tutti coloro che riterranno utile concretizzare anche così il proprio fattivo apporto alla #SfidaxiDiritti che la Cgil ha lanciato.

La campagna della raccolta delle firme sarà l'occasione per sviluppare, a partire da Cisl e Uil, ogni possibile interlocuzione con istituzioni, associazioni ed organizzazioni sociali, politiche, culturali e dovrà essere accompagnata in ogni territorio da iniziative pubbliche tese ad ampliare la conoscenza dei contenuti, il dibattito attorno ad essi ed a coagulare un ampio e fattivo consenso attorno alla nostra proposta, anche attraverso lo sviluppo della contrattazione inclusiva.

Attraverso questa iniziativa, la Cgil riafferma la propria determinazione a riconsegnare centralità al lavoro, al suo valore, come risorsa imprescindibile per il Paese e per realizzare l'obiettivo degli Stati Uniti d'Europa.

Camusso, rinnovo alimentare punto alto mediazione

"Una notizia finalmente positiva, la dimostrazione che imprese e sindacati sanno trovare punti alti di mediazione nell'interesse dei loro associati e dell'intero Paese". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta Il rinnovo del contratto per i lavoratori del settore alimentare.

"Il suo impianto - sottolinea il leader della Cgil è coerente con la proposta avanzata da Cgil, Cisl e Uil di relazioni industriali e di nuovo modello contrattuale. È la migliore dimostrazione di come la nostra proposta si adatti ai tempi e, soprattutto, alle esigenze dei lavoratori e del sistema imprenditoriale italiano".

"L'accordo - aggiunge Camusso- è importante, non solo per il riconoscimento economico ai lavoratori che è stato pattuito, ma anche per gli elementi innovativi in esso contenuti, primi fra tutti gli elementi di partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali. È un contratto che dimostra, ancora una volta, l'insostituibilità del contrato nazionale a cui va affiancato un secondo livello aziendale.
Di grandissimo rilievo aver incluso nel contratto norme di regolazione per il lavoro stagionale, un primo passo verso l'inclusione nelle tutele di tutti i lavoratori a prescindere dalla loro forma contrattuale, e l'attenzione data alle discriminazioni di genere.
Innovativi sono poi gli elementi di protezione dei lavoratori, sia nel caso delle flessibilità contrattuali (part-time, telelavoro), sia per coloro vicini alla pensione che, malauguratamente perdono il lavoro".

"Mi auguro ora - conclude Camusso - che anche negli altri settori si possa procedere ai rinnovi contrattuali ancora aperti, a cominciare da quello della ristorazione che ieri ha scioperato. L'alta adesione che si è avuta testimonia il coraggio delle lavoratrici e dei lavoratori che non vogliono arrendersi e vogliono continuare a lottare per vedere riconosciuti i loro diritti. È tempo di riconoscere la loro professionalità e il loro valore aggiunto a un servizio efficiente e di qualità. Come per il settore alimentare è giunto anche per loro, e per tutti gli altri lavoratori in attesa da tempo, di rinnovare i loro contratti, e per il sistema delle imprese di tornare a rispettare il lavoro"

Pa: Cgil, su licenziamenti tanto rumore per nulla

In decreto partecipate analogie con caos Province, a rischio 100 mila lavoratori. "Tanto rumore per nulla. Dopo giorni trascorsi tra propaganda e strumentalizzazione, il governo ha prodotto un ennesimo intervento legislativo quando invece, per combattere il deprecabile fenomeno dell'assenteismo ingiustificato nella Pa, sarebbe bastato fornire alle parti datoriali, come avevamo chiesto da tempo, delle semplici e vincolanti indicazioni". Così la Cgil e la Fp Cgil commentano il decreto legislativo della riforma Madia in materia di licenziamento varato dal Consiglio dei ministri.

"In attesa di leggere i testi, infatti, - precisano in una nota confederazione e categoria - ciò che rileviamo nelle parole del premier Renzi è il passo indietro fatto dal governo dai licenziamenti alle sospensioni in 48 ore, insieme ad una stretta dei tempi e alla licenziabilità dei dirigenti. Cose che si sarebbero potute fare attraverso una semplice circolare interna". Cgil e Funzione Pubblica Cgil ribadiscono inoltre che: "Licenziare nella Pa è possibile, come le recenti decisioni assunte a Sanremo e il caso di Tolmezzo risolto in pochi giorni dimostrano, per gli assenteisti ingiustificati è doveroso, ma il governo ha preferito montare un caso mediatico ad arte, parlando alla pancia del paese. Finendo così di produrre nuove norme, invece di fornire alle parti, sindacati e Aran, indicazioni per affrontare in maniera risoluta e definitiva la questione".

Quanto invece al provvedimento sulle società partecipate, Cgil e Fp Cgil affermano: "Il decreto, per quanto apprendiamo, presenta una inquietante analogia con la vicenda, caotica e tutt'altro che risolta, dell'abolizione delle Province. Non solo non è chiaro come il governo possa determinare una riduzione delle società da ottomila circa a mille ma, allo stesso tempo, è palese il rischio che poco meno di 100 mila lavoratrici e lavoratori di società partecipate, che non siano Spa o Srl, si ritrovino senza lavoro. Vale in questo caso ribadire come il sindacato non difenda in alcun modo fannulloni e assenteisti ingiustificati, elementi sui quali il governo ha imbastito una campagna di propaganda, oscurando al contempo, in un assordante silenzio, il serio rischio che centomila persone si ritrovino, da un giorno all'altro, senza posto di lavoro", conclude la nota.

Intervista a Susanna Camusso sul 'Quotidiano Nazionale'

In una intervista al 'Quotidiano Nazionale' il segretario generale della Cgil: "i contratti spettano alle parti sociali, il governo pensi a rinnovare l'intesa sul pubblico"

Segretario Susanna Camusso, è vero che domani, di fronte a 5 mila delegati della Cgil, presenterete a Bologna una proposta di carta di diritti fondamentali dei lavoratori per cambiare il Jobs act e reintrodurre l'articolo 18?
«Noi avviamo una consultazione straordinaria degli iscritti della Cgil su una proposta di legge di iniziativa popolare per ricostruire i diritti universali dei lavoratori, indipendentemente dal rapporto contrattuale che hanno. Tutti, lavoratori dipendenti e autonomi, devono avere i fondamentali diritti del e nel lavoro. Devono poter usufruire del riposo, della maternità, della formazione, degli ammortizzatori, della proprietà intellettuale e della tutela giuridica».

Allora come è nato l'equivoco che volete il reintegro per i licenziamenti illegittimi?
«C'è una forte tentazione di leggere tutto questo come l'anti-Jobs act. Noi vogliamo essere molto più ambiziosi, pensare al futuro, riscrivere l'intero diritto del lavoro. L'insieme delle leggi e delle apparenti deregolazioni intervenute negli anni non hanno dato frutti. Forse bisogna ricostruire un punto di universalità dei diritti per tutti i lavoratori. C'è bisogno di diritti che permettano a ognuno di essere un lavoratore non subalterno ma subordinato».

Domani Cgil, Cisl e Uil presentano anche l'intesa raggiunta sul nuovo modello contrattuale. Renzi ha detto "sbrigatevi o ci pensa il governo". Cioè sarà lui a definire un salario minimo contrattuale.
«Come il presidente del Consiglio sa, noi siamo pronti. Forse parlava a Confindustria. Resta il fatto che le democrazie considerano il modello di relazioni industriali una prerogativa delle parti sociali, non l'oggetto dell'intervento del governo. Peraltro, sarebbe bene che lui iniziasse a fare la sua parte rinnovando i contratti pubblici».

Renzi dice che ci sono troppi sindacati.
«L'articolo 39 della Costituzione prevede che l'iscrizione al sindacato sia libera, quindi è il volere e la libertà dei lavoratori a decidere quanti sindacati ci sono».

Molti osservatori sostengono che il sindacato è arrivato a una intesa unitaria solo per non farsi scavalcare dal governo...
«Osservatori che hanno uno sguardo strabico. Non si discute mai l'oggetto dei conflitti. Il problema per loro è solo misurarsi sulle dichiarazioni di Renzi».

Federmeccanica vuole superare la centralità del contratto nazionale spostando tutto sul contratto aziendale, ma introduce forme di welfare integrativo. «La Federmeccanica sostiene che gli aumenti contrattuali valgono per il 5% dei lavoratori. E l'altro 95%? E poi tutto il sistema di previdenza complementare e la sanità integrativa stanno nei contratti da lungo tempo. Possono rientrare nella contrattazione aziendale. Quel che non va bene è sostenere che essendoci contrattazione sul welfare, non c'è più bisogno del salario».

Se la Confindustria risponde picche alla proposta sindacale che cosa accade?
«Le relazioni industriali dipendono dal confronto tra le parti, che richiede tempo e può determinare conflitto. Bisogna costruire delle mediazioni. Noi siamo convinti che occorra più partecipazione, non più esclusione».

La vostra proposta di modello contrattuale cosa può portare in termini di produttività e di aumento di ricchezza?
«L'obiettivo è di redistribuire ricchezza verso il lavoro».

Per il sindacato il contratto nazionale disegna anche i paletti per il contratto aziendale. Non è un po' troppo?
«E' sempre stato così. La contrattazione di primo livello ha una funzione regolatoria. Serve all'insieme del sistema, evitare dumping al suo interno e alle aziende per capire l'insieme dei costi».

In tempi di inflazione zero, le imprese minacciano di riprendersi i soldi dati in più con i contratti. E' un rischio reale?
«Diciamo che è un tentativo per non dare aumenti».

Prevedete che a determinare gli aumenti contrattuali d'ora in poi sarà un indicatore macroeconomico. Quale?
«Pensiamo a una pluralità di indicatori, a una serie di parametri che considerano la produttività nazionale e su fattori economici di distribuzione del reddito».

Commercio: sindacati, sabato 19 dicembre a Milano

Dopo il partecipatissimo sciopero del 7 novembre, sabato 19 dicembre è di nuovo #FuoriTutti. Nel week end che precede il Natale, le lavoratrici e i lavoratori del commercio, dipendenti delle aziende aderenti a Federdistribuzione, Distribuzione Cooperativa e Confesercenti incrociano di nuovo le braccia per rivendicare il contratto nazionale di settore dopo un attesa di oltre due anni.

Quindi, TUTTI A MILANO! Per sostenere la mobilitazione indetta unitariamente da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltuc Uil, un invito ribadito dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso "la categoria dei lavoratori del commercio è da lungo tempo impegnata nei rinnovi contrattuali, particolarmente difficili ed in più segnati da una divisione tra le controparti che ha determinato la divisione tra chi ha il contratto, perché in aziende aderenti a Confcommercio, i lavoratori e le lavoratrici delle aziende fuoriuscite e quelli delle altre associazioni che da due anni sono senza contratto" ha spiegato Camusso.

"Lo sciopero si svolge nella prossimità delle feste natalizie e ciò richiede – ha detto – maggior sostegno e solidarietà. Invito tutti e tutte ad astenersi, sabato, dal fare acquisti nelle catene commerciali coinvolte dallo sciopero, ancor meglio se ci asterremo tutti anche domenica".

L'appuntamento è a Milano, il corteo partirà alle ore 10.30 da Corso Venezia (angolo via Palestro) per arrivare a Piazza della Scala dove delegati, lavoratori del settore e rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil faranno sentire la loro voce. Saranno presenti i segretari generali di categoria, Maria Grazia Gabrielli, Pierangelo Raineri e Brunetto Boco e concluderanno la mattinata Susanna Camusso, Gigi Petteni, Carmelo Barbagallo.

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- degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'art. 5, comma 2;

- dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

L'interessato ha diritto di ottenere:

- l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati;

- la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non à necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;

- l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a. e b. sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

- per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorchè pertinenti allo scopo della raccolta;

- al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

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