CGIL NAZIONALE

Congresso nazionale della Cgil a Bari

Il XVIII Congresso della Cgil si svolgerà a Bari dal 22 al 25 gennaio 2019.

La decisione è stata assunta dal Comitato direttivo del sindacato (10 marzo) che ha eletto la commissione politica, composta da 52 membri più i componenti la segreteria nazionale, e votato la delibera che dà il via al percorso congressuale.

Tra il 5 aprile e il 18 maggio si sono svolte circa 1500 assemblee generali che si sono tenute nei luoghi di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Dal 20 giugno al 5 ottobre si sono svolte, invece, le assemblee congressuali di base.

A seguire e fino al 31 ottobre si terranno i congressi delle categorie territoriali, delle Camere del lavoro territoriali e metropolitane e delle categorie regionali.

I congressi delle Cgil regionali avranno inizio il 5 novembre e si dovranno concludere entro il 24 dello stesso mese. A seguire, dal 26 novembre al 20 dicembre, si svolgeranno i congressi delle categorie nazionali dei lavoratori attivi e quello del sindacato dei pensionati della Cgil, che si terrà dal 9 all’11 gennaio del 2019.

Il percorso congressuale si concluderà a Bari, presso la Fiera del Levante, dove dal 22 al 25 gennaio avrà luogo il XVIII Congresso della Cgil nazionale.

Jobs Act: Camusso, dalla Consulta decisione importante

“Dalla Corte Costituzionale è arrivata una decisione importante e positiva, che dichiara illegittimo il criterio di determinazione dell’indennità di licenziamento come previsto dal Jobs Act sulle tutele crescenti e non modificato nell’intervento del Decreto dignità. Nelle prossime settimane avremo modo di commentare nel dettaglio la decisione, tuttavia quanto stabilito oggi dalla Corte, a seguito di un rinvio del Tribunale di Roma su una causa per licenziamento illegittimo promossa dalla Cgil, è un segnale importante per la tutela della dignità dei lavoratori”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta la decisione della Consulta, che ha ritenuto illegittimo il rigido criterio di quantificazione del risarcimento spettante al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, basato esclusivamente sull’anzianità aziendale.
“Un sistema – sottolinea la leder della Cgil – irragionevole e ingiusto, che calpesta la dignità del lavoro e che permette di quantificare preventivamente il costo che un’azienda deve sostenere per ‘liberarsi’ di un lavoratore senza avere fondate e reali motivazioni. Vale a dire quello che potremmo definire la rigida monetizzazione di un atto illegittimo”.
“Quanto stabilito oggi dalla Corte Costituzionale – conclude Camusso – può e deve riaprire una discussione più complessiva sulle tutele in caso di licenziamento illegittimo per le quali, per la Cgil, è fondamentale il ripristino e l’allargamento della tutela dell’art.18. Come proposto nella ‘Carta dei diritti’, non è rinviabile la definizione di un sistema solido e universale di tutele nel lavoro, superando la logica sbagliata che ha guidato le riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni, ultima il Jobs Act, che hanno attaccato il sistema delle tutele e dei diritti, svilendo il ruolo del lavoro nel nostro Paese”.

Lavoro: Cgil, ripresa fragile

“Continua l’andamento altalenante dei dati relativi al mercato del lavoro, indice di una ripresa molto fragile e di una crescita inferiore alla media dei Paesi Europei”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta i dati diffusi quest’oggi dall’Inps.

In merito a quanto rilevato dall’Osservatorio sulla cassa integrazione, la dirigente sindacale sottolinea: “il calo costante del ricorso alla Cig non deve trarre in inganno, non può infatti essere interpretato come la fine delle difficoltà del sistema produttivo” perché, spiega “i dati non tengono conto del ricorso al Fis, ammortizzatore introdotto in sostituzione della Cassa in deroga, mentre quella straordinaria, a causa delle riforme Fornero e Jobs Act, ha subìto pesanti restrizioni per durate e possibilità. La minor disponibilità di Cigs per le imprese contribuirà – avverte Scacchetti – ad una crescita della disoccupazione, già aumentata del 5% rispetto al 2017”
Per la segretaria confederale “nonostante i dati sull’attivazione dei contratti, analizzati dall’Osservatorio sul Precariato, registrino un saldo complessivo positivo, rendono evidente, purtroppo, la crescita significativa soprattutto di quelli a termine, in somministrazione e del lavoro intermittente”. Inoltre, aggiunge la dirigente sindacale “va valorizzato il dato sull’apprendistato, positivamente in ripresa. Preoccupa però il calo nel 2018 delle trasformazioni dei contratti di apprendistato da contrastare con opportune politiche di sostegno”.
“Quanto fotografato oggi dall’Inps rende evidente – conclude Scacchetti – la necessità di rafforzare crescita e investimenti e dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che qualità e stabilità del lavoro sono le prerogative per la riduzione delle disuguaglianze e per lo sviluppo del Paese”.

Carta dei diritti universali del lavoro

“E’ stato un incontro importante e abbiamo trovato una grande attenzione da parte del presidente sulle leggi d’Iniziativa popolare”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo l’incontro con il presidente della Camera Roberto Fico sulla ‘Carta dei diritti universali del lavoro’, proposta di legge d’iniziativa popolare che ha raccolto oltre un milione di firme.

“Abbiamo chiesto – prosegue la leader della Cgil – che s’inizi concretamente il lavoro di discussione e abbiamo trovato grande attenzione. Il presidente ci ha assicurato che per le leggi d’iniziativa popolare è seguito un iter privilegiato rispetto ai lavori parlamentari e che la presidenza della Camera vigilerà sul rispetto dei regolamenti parlamentari”.
“Inoltre – conclude Camusso – abbiamo anche detto al presidente della Camera che riterremmo necessario che il parlamento discuta di un’altra emergenza che c’è nel Paese, quella degli infortuni sul lavoro, che sta diventando una strage continua per effetto della disattenzione rispetto alla sicurezza e della precarietà del lavoro. Il presidente ci ha risposto di aver già sollevato questo tema ai capigruppo e quindi ci auguriamo che presto il parlamento della Repubblica ne possa discutere”.
L’appuntamento rientra negli incontri chiesti dal sindacato di Corso d’Italia ai presidenti delle Camere e dei Gruppi parlamentari per sollecitare l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare, la “Carta dei diritti universali del lavoro”, che ha raccolto 1,2 milioni di firme.
Si sono già tenuti i colloqui con i gruppi Pd al Senato e alla Camera, M5S al Senato e i gruppi Leu di Camera e Senato. La Cgil è stata inoltre ricevuta dal Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (FOTO).
Nella scorsa legislatura la Carta dei diritti è stata incardinata presso la commissione Lavoro della Camera dei deputati. Con l’avvio della XVIII Legislatura la Cgil auspica una proficua interlocuzione, considerata l’importanza dei temi, fondamentali per il futuro del nostro Paese.
Per ulteriori informazioni visita cartacgil.it

45 anni Statuto dei Lavoratori

“Lo Statuto compie 45 anni va rinnovato, non abolito”, così Susanna Camusso segretario generale della Cgil.
Ricorrono oggi 45 anni dall’approvazione della legge 300. Una delle grandi leggi che hanno dato attuazione alla Costituzione e ad alcuni principi fondamentali come quello di libertà sindacale e di associazione o di uguaglianza sostanziale, individuando proprio nel lavoro fondato sui diritti lo strumento di emancipazione e piena realizzazione delle persone.

LO STATUTO VENNE salutato come l’ingresso della Costituzione e dei suoi valori nelle fabbriche. Con quelle norme si fece una scelta precisa, riconoscere alcune tutele al soggetto più debole, il lavoratore, nell’ambito del rapporto con l’impresa, soggetto contrattualmente e socialmente più forte. Una scelta che è arrivata tardi sulla spinta del cambiamento e del rinnovamento sociale che giungeva dalle lotte delle grandi fabbriche e delle conquiste sindacali. Da allora sono passati solo 45 anni. Un arco di tempo breve che serve a ricordarci da quanto poco alcuni diritti fondamentali siano entrati a pieno titolo nei luoghi di lavoro e quindi di quanto bisogno ancora ci sia di rafforzarli, di estenderli, di renderli universali. E la sfida con la quale la Cgil si sta misurando in questi mesi: quella di un Nuovo Statuto che parta da quei diritti individuati nel 1970 e renda effettivamente universali per tutti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale. Con le profonde trasformazioni del mondo del lavoro, con l’attenuarsi delle differenze tra lavoro dipendente e autonomo, con l’aumentare della precarietà è diventato necessario ricostruire un corpo di diritti in capo al lavoratore, qualunque sia la sua attività o il suo status contrattuale. Bisogna tornare a garantire tutele rispetto alle opinioni, all’iscrizione a un sindacato ma anche rispetto alla maternità, alla malattia, al riposo, alla sicurezza, alla giusta retribuzione. Si deve cioè mantenere e rendere nuovamente effettivo lo spirito originario della legge 300 il cui titolo fortemente significativo – “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento” – ne delineava le ambizioni e le prospettive. Si devono ricostruire le condizioni che rendano effettivi per tutti i lavoratori quei diritti. Non può bastare un lavoro purché sia, a qualunque condizione. Per noi il lavoro deve essere collegato ai diritti, essere fonte di dignità per le persone, di riconoscimento della professionalità e deve potersi organizzare collettivamente per avere la necessaria forza di contrattare nei confronti del datore di lavoro. Per tutte queste ragioni la Cgil prosegue la propria azione di contrasto e mobilitazione sul Jobs Act.

OGGI IN ALCUNE AREE DEL PAESE sono stati indetti scioperi e manifestazioni per ricordare la conquista dello Statuto e per rivendicare diritti e attenzione ai problemi del lavoro. Le nostre categorie, nei rinnovi contrattuali, sono impegnate per riconquistare attraverso la contrattazione, i diritti sottratti con le nuove norme. Ma, soprattutto, vogliamo proporre un Nuovo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori. Ascolteremo il mondo del lavoro, avvieremo una consultazione tra i nostri iscritti, dirigenti e delegati, ci confronteremo con le molte e diverse organizzazioni delle professioni, faremo sintesi perché vogliamo che il futuro Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori sappia cogliere le loro esigenze e i loro bisogni. La nostra proposta non sarà una mera riproposizione di quanto è stato cancellato, ma si baserà su un’idea di universalità dei diritti che prescinda dalla tipologia lavorativa o contrattuale. Un progetto ambizioso, certo, che sarà preparato e sostenuto da confronti, presentazioni e discussioni affinché diventi non solo la proposta del sindacato, della Cgil, del mondo del lavoro, ma una proposta del e per il Paese.

Convocato congresso a Bari

Parte anche in Provincia di Bolzano la fase congressuale della Cgil con le assemblee degli iscritti sui posti di lavoro e sul territorio. Si tratta di un importante momento democratico e di partecipazione. Al centro della discussione ci sono temi quali lavoro, occupazione, pensioni, stato sociale, contrattazione e rappresentatività. Il percorso congressuale si concluderà a Bari, dove dal 22 al 25 gennaio avrà luogo il XVIII Congresso della Cgil nazionale.

Lidl: Filcams non firma il contratto

La categoria del commercio della Cgil non ha firmato il rinnovo del contratto integrativo per i dipendenti Lidl. La Filcams sostiene che in questo modo si indeboliscano i lavoratori, visto che il nuovo contratto integrativo peggiora le condizioni dei lavoratori impiegati.
L'accordo è stato invece sottoscritto da Fisascat e Uiltucs nei giorni scorsi. Una firma separata che secondo la Filcams Cgil indebolisce i lavoratori e ne peggiora le condizioni. L’accordo, che interessa in Alto Adige un centinaio di lavoratori sui sei punti vendita del discount, si discosta infatti in modo rilevante da quanto definito nella piattaforma predisposta unitariamente all'azienda all'avvio del negoziato.
Una trattativa durata due anni, nel contesto della quale, Filcams ha cercato, con estrema difficoltà, di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori, con l’obiettivo di arrivare ad un accordo integrativo che valorizzasse il fondamentale contributo apportato dai dipendenti agli ottimi risultati raggiunti in questi anni dall’impresa in termini di fatturato e utili.
“Il contratto integrativo avrebbe dovuto migliorare – spiega Anna Falcone della Filcams altoatesina – quanto previsto dal contratto nazionale, invece introduce preoccupanti deroghe in materia di flessibilità. A pagarne le conseguenze saranno i lavoratori, soprattutto le lavoratrici che hanno quasi sempre un contratto part time e che adesso concilieranno con maggiori difficoltà la vita familiare con quella lavorativa”.
L’accordo siglato introduce, infatti, una sorta di sperimentazione. “Una flessibilità incontrollata – continua Falcone – , che dà possibilità all'azienda di variare il numero delle ore lavorate settimanalmente e la loro collocazione temporale ed è regolata anche per i lavoratori part time, in attuazione degli stessi criteri e meccanismi di distribuzione dell’orario di lavoro previsti per i lavoratori a tempo pieno”.
Secondo la categoria del commercio, di fatto con l’accordo siglato si consente all’azienda, a fronte di un minimo incremento orario, di decidere arbitrariamente gli orari in cui i lavoratori sono tenuti a prestare la propria attività, restando gratuitamente a totale disposizione di Lidl. “L’impresa, inoltre, si è pregiudizialmente rifiutata di discutere di qualsiasi forma di incentivazione variabile; dall’inizio del negoziato Lidl ha infatti preteso di escludere dal confronto la definizione di un premio di produttività. Nei prossimi giorni l’impegno della Filcams sarà rivolto al massimo coinvolgimento dei lavoratori Lidl, attraverso la convocazione di assemblee e attivi, al fine di discutere e chiarire nel dettaglio la gravità dei contenuti dell’accordo”, conclude in una nota la sindacalista della Filcams.

8 marzo: Lotto Insieme, come ieri, per domani

"Lotto Insieme, come ieri, per domani". È lo slogan che la Cgil ha scelto quest’anno per l’8 Marzo, una giornata che verrà dedicata alla legge 194, legge che regola il diritto all’interruzione di gravidanza.
“A quarant’anni dalla sua applicazione – si legge in una nota della Cgil – e dopo tante importanti conquiste civili, sociali e culturali delle donne, siamo ancora costrette a lottare per difenderne l’esistenza e a pretenderne la concreta applicazione”.
“Negli ultimi anni – prosegue la Confederazione – abbiamo assistito ad un arretramento sul rispetto dei diritti acquisiti e a grandi ostacoli per la conquista di nuovi. Basti pensare – sottolinea – al numero crescente di obiettori di coscienza, che di fatto vanifica la legge sulla depenalizzazione dell’aborto, o al progressivo svuotamento dei consultori”.
“Per questo – conlcude la Cgil – ribadiamo la necessità di ricreare una nuova alleanza tra donne, per affrontare le sfide di questi anni”.

Contratti: firme Istruzione, Ricerca e Ristorazione

Dopo che questa mattina è stato firmato il primo contratto nazionale di lavoro del nuovo comparto Istruzione e Ricerca, nel corso della giornata è stato raggiunto anche l’accordo per la definizione del contratto nazionale della ristorazione collettiva e commerciale. Soddisfazione per i risultati raggiunti è stata espressa dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
“Il contratto dell’Istruzione e della Ricerca – scrive il leader della Cgil su Twitter – rappresenta una riconquista dopo dieci anni di blocco. Tornano alla contrattazione materie sottratte dalle leggi 150 e 107, sbagliate e ingiuste. Viene ridata dignità e valore al lavoro, ruolo alle RSU”.
Per quanto riguarda l’ipotesi di accordo raggiunta unitariamente per il contratto collettivo nazionale di lavoro della ristorazione collettiva e commerciale, sottolinea Camusso sempre su Twitter: “Ci sono voluti più di quattro anni di lotte e un confronto difficile per riconsegnare al settore regole e certezze. Un punto di partenza importante. Ora la parola passa ai lavoratori”.

Lavoro: 4 milioni nell’area del disagio occupazionale

Sono 4 milioni 492mila le persone che nel nostro Paese si trovano nella cosiddetta area del disagio occupazionale (vale a dire coloro che in modo involontario svolgono un lavoro temporaneo o a tempo parziale), con un incremento del 45,5% rispetto al 2007. È quanto emerge da una ricerca della Fondazione Di Vittorio.

Il tasso del disagio è pari al 20% (rispetto al totale degli occupati). Il più alto degli ultimi dieci anni. Al Sud (23,9%) è maggiore rispetto al Nord (17,7%). Nell’occupazione femminile più alto (26,9%) rispetto a quella maschile (15,2%).
L’analisi per classi di età registra nella fascia 15-24 anni una percentuale di disagio del 60,7%, in aumento di ben 21 punti rispetto al 2007; segue la fascia 25-34 anni con un tasso del 32% (era il 19% nel 2007).
Il tasso di disagio occupazionale è più alto tra i lavoratori stranieri (poco più di un lavoratore su tre), rispetto a quelli con cittadinanza italiana (18,4%).
Il disagio è più alto tra i lavoratori con basso titolo di studio (licenzia media), pari al 22,8%, vale a dire 5,3 punti sopra il tasso relativo a chi ha una formazione universitaria.
L’analisi per settori di attività, infine, riconosce negli “altri servizi collettivi e personali” e in “alberghi e ristoranti”, i comparti nei quali questa condizione è più frequente (39% degli occupati).

Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “nel nostro Paese, continua un processo di progressiva precarizzazione e dequalificazione dell’occupazione, che ha portato l’area del disagio al punto più alto degli ultimi dieci anni, penalizzando particolarmente le fasce di età più giovani. Contestualmente continua a peggiorare anche la qualità della nostra occupazione in termini di qualifica professionale, in controtendenza con quanto avviene nel resto d’Europa”.

Per la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti “lo studio della Fondazione di Vittorio dimostra come quella del Governo su crescita e ripresa del Paese sia pura propaganda. Aumentano i lavoratori nell’area del disagio e si allarga la forbice delle disuguaglianze a causa di scelte politiche che hanno ridotto diritti e tutele, sostenuto la flessibilità del mercato del lavoro e favorito gli incentivi a pioggia alle imprese attraverso la decontribuzione”.

“Per queste ragioni – aggiunge la dirigente sindacale – non è più rinviabile un cambio di passo nelle scelte di politica economica e del mercato del lavoro. Le risorse – spiega – devono essere indirizzate verso gli investimenti, così da poter valorizzare saperi, ricerca e innovazione”. Infine, conclude Scacchetti “il lavoro buono, stabile e di qualità deve essere precondizione per lo sviluppo e non può essere considerato una condizione di privilegio che impedisce la competitività”.

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