CGIL NAZIONALE

Legge Stabilità è manovra da quattro meno

"Attendiamo di conoscere il testo del disegno di Legge di Stabilità per poter esprimere un giudizio compiuto, ma dalle parole del premier e dalle slide della conferenza stampa emerge un Paese con quattro segni meno". Così in una nota il sindacato di Corso d'Italia.

Per la Cgil, infatti, ci sono meno libertà per i lavoratori: "sul fronte delle pensioni non c'è flessibilità, e senza flessibilità in uscita ci sono ancora meno possibilità per i giovani di entrare nel mondo del lavoro".

Meno lotta all'evasione e all'illegalità: "L'innalzamento della soglia dell'utilizzo del contante favorisce l'evasione e l'elusione fiscale, l'economia sommersa, il lavoro nero e la corruzione".

Meno sanità: "Si continua nella politica di disinvestimento nella sanità pubblica. Il fondo passa dai 109 miliardi di un anno fa ai110 di oggi, il miliardo in più non copre neppure gli indici di adeguamento del fondo previsti dall'invecchiamento della popolazione, e i nove milioni di persone che già oggi non riescono a curarsi faranno sempre più fatica".

Meno valore al lavoro e meno salario: "300 milioni stanziati per il rinnovo del contratto dei lavoratori del pubblico impiego equivalgono a 7,80 euro lordi al mese per i prossimi tre anni".

Infine la Cgil pone anche una questione di trasparenza: "Dobbiamo commentare, ancora una volta, parole e slide, senza conoscere i testi che sono stati secretati".

Pensioni: da 5 a 15 ottobre presidi

CGIL, CISL e UIL, promuovono a sostegno della modifica della Legge Fornero una mobilitazione di tutte le strutture territoriali dal giorno 5 ottobre al giorno 15 ottobre davanti alle prefetture.

Per CGIL CISL UIL è urgente un intervento strutturale di modifica della legge Fornero che abbassi l'età di accesso alla pensione, reintroducendo una vera flessibilità in uscita e intervenendo sui lavoratori precoci. Ciò anche per favorire il turn over, quindi per incrementare l'occupazione giovanile.

Va inoltre varata la settima salvaguardia per i lavoratori esodati, e consentita l'applicazione dell'opzione donna, misure entrambe che non hanno bisogno di nuove coperture, così come vanno sanati alcuni tra i più macroscopici "errori" della legge Fornero, quali i macchinisti e quota 96 della scuola.

Lettera su direttive europee in materia discriminazioni

In una lettera diretta oggi al Sottosegretario Claudio De Vincenti della Presidenza del Consiglio dei ministri, Cgil, Cisl, Uil hanno richiamato l'attenzione su quanto sta accadendo all'interno dell'Ufficio Anti discriminazioni razziali, dove sembrerebbe in atto un azzeramento ideale e materiale, dell'Ufficio creato a suo tempo su indicazioni dalla direttiva n. 2000/43/CE.
"Abbiamo seguito con una certa apprensione le difficoltà con cui l'Ufficio Antidiscriminazioni Razziali si è dovuto misurare sin dalla sua nascita nel 2003" – scrivono Vera Lamonica (Cgil), Liliana Ocmin (Cisl) e Guglielmo Loy (Uil) al Governo. "Questo per una insufficiente autonomia operativa che - a differenza di istituti analoghi in altri paesi Europei – sottopone l'Ufficio all'autorità di Governo, rendendone l'azione e lo scopo meno efficaci, in quanto subordinati".
Lo spirito della direttiva, prosegue la lettera raccomandava che la Istituzione di UNAR avvenisse "conferendo a questo Ufficio piena autonomia ed indipendenza dallo stesso Esecutivo, in modo che la sua azione a favore delle vittime di discriminazione non fosse subordinata a posizioni di parte e fosse pienamente efficace".
Così non è stato, anzi. Cgil, Cisl e UIL denunciano come "in più occasioni, anche nel recente passato, le azioni di UNAR siano state messe in discussione e i valori che ne sono alla base criticati: tanto che lo stesso spirito della legge – in applicazione delle direttive europee – rischia di essere vanificato".
Le tre confederazioni sindacali "rigettano con forza quella che appare una delegittimazione di UNAR" e richiamiamo le istituzioni "all'urgenza di una piena applicazione della legge contro le discriminazioni razziali, il cui elemento qualificante è la costituzione di un organismo autonomo ed efficace in grado di combatterle concretamente".

Cgil: Conferenza di organizzazione

Si è conclusa oggi la sesta Conferenza di organizzazione della Cgil 'Contrattare per includere, partecipare per contare' tenutasi presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma (viale Pietro de Coubertin, 30), il documento conclusivo è stato approvato con 587 voti a favore, 151 contrari e 8 astenuti.

In apertura della prima giornata un video, accompagnato da letture, ha presentato l'album di figurine della Cgil 'Una lunga storia italiana', contenuto nelle borse consegnate ai delegati nel quale vengono raccontati, attraverso immagini e didascalie, i quasi 110 anni della confederazione.

Una sala Sinopoli gremita, "921 delegate e delegati, di cui 462 donne e 459 uomini; il 60,94% dei delegati è espressione dei luoghi di lavoro o di leghe dello Spi Cgil" come ha ricordato Nino Baseotto, segretario confederale Cgil, responsabile delle politiche organizzative nella sua relazione introduttiva, sottolineando che la due giorni di Roma, "è stata preceduta da un centinaio di conferenze territoriali di organizzazione nel mese di giugno alle quali hanno partecipato 19.351 delegate e delegati". Al centro del lungo percorso di discussione quattro temi fondamentali: contrattazione inclusiva, democrazia e partecipazione, territorio e strutture, profilo identitario e formazione sindacale.

Nel corso delle due giornate sono intervenuti circa 50 tra delegati, delegate e dirigenti sindacali. Ieri, tra gli altri ospiti, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il Presidente della Commissione della Camera Cesare Damiano, il Presidente Alleanza Cooperative Italiane Mauro Lusetti e il Direttore Generale Confcommercio Francesco Rivolta. Oggi sono intervenuti i segretari generali di Cisl e Uil, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo.

A tirare le somme, nella seconda ed ultima giornata di lavori, è stato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso (ASCOLTA podcast su RadioArticolo1).

Pensioni: Cgil, flessibilità necessaria per equità

"È indispensabile che la legge di stabilità affronti il tema delle pensioni, introducendo quella flessibilità necessaria da un lato a dare risposte più eque a chi è in procinto di uscire dal mondo del lavoro e dall'altro in grado di consentire l'accesso allo stesso per i giovani. Le risorse, quando vi è l'intenzione, si cercano e si trovano". Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, interviene nel dibattito sulla previdenza.

"La flessibilità in uscita - spiega Lamonica - è necessaria per dare risposte ai lavoratori e alle lavoratrici che non possono rimanere al lavoro perché svolgono mansioni improponibili alle età previste, perché precoci o perché non hanno più un'occupazione". "Ma è necessaria anche perché - prosegue - come oramai riconosciuto da tutti, ministro Poletti compreso, se non si consentono uscite graduali e flessibili si continua a bloccare l'accesso dei giovani al lavoro". Per la dirigente sindacale "la priorità del Paese deve essere l'occupazione e sarebbe inaccettabile non affrontare oggi anche questo tema".

La segretaria confederale sottolinea come la Legge Fornero abbia prodotto "risparmi colossali", "tali da consentire interventi di attenuazione della rigidità e dell'iniquità che la caratterizzano". Per quanto riguarda la relativa copertura finanziaria "le scelte di politica economica annunciate dal governo dimostrano che, quando lo si vuole, le risorse si cercano e si trovano". "Per la Cgil - conclude Lamonica - lavoro ai giovani e pensioni debbono essere le priorità".

Intervista a Camusso

Che autunno sarà, segretario? Non mi dica caldo.
«Mi auguro di essere smentita, ma sul piano dell'occupazione l'autunno rischia di portare delle brutte sorprese, penso che il ciclo delle ristrutturazioni non sia finito e che ci siano settori in grossa difficoltà...».

Come pensate di affrontare il tema?

«Da un lato bisogna intervenire con la contrattazione dall'altro bisogna cambiare la legge Fomero. Abbiamo avanzato insieme a Cisl e Uil proposte, a partire dall'età pensionabile, così da creare spazi occupazionali per i giovani».
L'idea di anticipare il pensionamento a Palazzo Chigi c'è.

«I titoli sono giusti, lo svolgimento è sbagliato. Proporre che si vada in pensione prima ma decurtando l'assegno significa non sapere di che redditi si dispone in Italia e quali pensioni si preparano per il futuro».
Il governo per questo ipotizza un reddito minimo per gli over 55 e misure per il contrasto alla povertà.

«Bisogna contrastare la povertà ma non dando qualche soldo e lavandosi la coscienza. Serve un percorso d'inclusione, abbiamo avuto incontri con Poletti sulle proposte sull'alleanza per la povertà ma abbiamo visto un taglio diverso nelle ipotesi di Palazzo Chigi».
Spieghi la vostra proposta. «Andare in pensione a 67 anni non va bene e per certi lavori, come l'edilizia o i trasporti, è impossibile. Serve un meccanismo di flessibilità che però non penalizzi i trattamenti».
La riforma Fomero ha garantito all'Italia di stabilizzare i conti pubblici. Pensa che in Europa ci verrebbe consentito di rivederla?

«Questo è il problema. Abbiamo già scambiato la flessibilità in Europa con le pensioni e i diritti dei lavoratori, a partire dall'articolo 18. Andiamo avanti?».
Il ribasso dell'età pensionabile se non si autofinanzia diventa un'ulteriore spesa pubblica. Dove trova i soldi?

«E allora faccio una domanda brutale: dobbiamo per forza togliere la tassa sulla casa? E poi, non possiamo ridefinire una progressività fiscale e fare una vera lotta all'evasione incentivando, ad esempio, la moneta elettronica?».
E la Tasi sulla prima casa?

«Togliamola a chi ha solo una casa, ma a chi ne ha più d'una o ha immobili di pregio, no. E poi non capisco questo piano triennale di Renzi, perché a regime dobbiamo rimanere con due sole aliquote Irpef? E' iniquo».
No, se ci sono esenzioni e deduzioni.

«La nostra Costituzione postula un sistema progressivo che due aliquote non potranno mai soddisfare».
Sempre sul fisco, come giudica gli effetti della decontribuzione in vigore? «Il difetto di quella misura è che non è stata collegata all'occupazione aggiuntiva. Se fosse prorogata, e andrebbe fatto, bisognerebbe modificarla in questo modo».
Intanto c'è stata una stabilizzazione.

«Diciamo che c'è una precarizzazione della stabilità. Vedremo tra qualche anno gli effetti dell'aver cancellato l'articolo i8 in nome del nuovo contratto».
Il consulente di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini, propone di stabilizzare la de-contribuzione spostando una parte dei contributi del lavoratore in busta paga o in un fondo pensione.

«Il che equivale a mettere le mani nelle tasche dei lavoratori. Capisco che è un'idea a costo zero per lo Stato, ma per alleggerire il costo del lavoro oggi creiamo un grande debito che carichiamo sulle generazioni future, che si ritroveranno senza pensione».
Non se si mettono questi soldi in un fondo pensione. «Le ricordo che questo è il governo che ha previsto la portabilità dei fondi di previdenza e l'aumento della tassazione su quella complementare».
A proposito d'impresa. C'è l'idea di mettere mano alla contrattazione potenziando quella aziendale. Il governo potrebbe procedere anche con una legge.

«Mi sembra un'idea un po' ardita che il governo intervenga a piè pari su un tema che è terreno delle parti sociali. Diverso è che dia universalità a quello che hanno già definito le parti sociali, con gli accordi sulla rappresentanza e le regole per l'approvazione dei contratti già siglate con le controparti».
Ma c'è una mediazione tra non avere un contratto nazionale e averne uno derogabile?

«Nell'intesa che abbiamo con Confindustria c'è già la possibilità in situazioni particolari di fare intese che modificano in parte le regole. Tanto basta. A me sembra che di regole ce ne vogliano di più, non di meno».
A cosa si riferisce?

«Il contratto nazionale di lavoro è strumento di regolazione positiva della concorrenza. L'assenza di regole e di controlli e l'ossessione per la riduzione dei salari e dei diritti favorisce il lavoro nero, il caporalato e forme di schiavismo. Il lavoro va pagato».
Dal rinnovo del pubblico impiego. Cosa si aspetta?

«Le cifre che vedo circolare non sono tali da dare risposte ai lavoratori dopo sette anni di blocco. Durante i quali peraltro si sono fatti tagli feroci e non riusciti, come la riforma delle province, senza mai pensare a migliorare la qualità della pubblica amministrazione».
Ma esiste un'interlocuzione con questo governo?

«E un'araba fenice. Ci sono impegni di confronto presi da Poletti sulle pensioni, da Martina, da Madia. Ma vorrei fosse chiaro che questa interlocuzione deve incrociarsi con la manovra dalla quale ci aspettiamo che si punti sugli investimenti per la crescita».
Concorda con Renzi.

«Sì, ma lui scambia investimenti per flessibilità. L'anno scorso l'oggetto dello scambio erano i nostri diritti. Con quali risultati? Uno zero virgola».
Dove vuole arrivare? «Se c'è un merito della vicenda greca è quello di aver posto in discussione le regole europee a partire da quella del debito che ora è tema del dibattito».
Lei crede ancora in questa Europa?

«L'Europa rischia di essere una grande delusione degli europeisti, come la Cgil, se non esce da questa logica rigorista».
Parla come Salvini.

«Tutt'altro. Salvini vuole uscire dall'euro, noi siamo lontanissimi dai valori e dalle proposte della Lega».
Anche lei pensa che sia il momento di tornare a votare? «É prerogativa del Parlamento deciderlo. Io faccio altro. Ciò che mi preoccupa è l'alta percentuale di astensione. La politica dovrebbe interrogarsi. O no?».

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