CGIL NAZIONALE

Terremoto: solidarietà a popolazioni colpite

Cgil, Cisl e Uil esprimono "cordoglio alle famiglie delle vittime e solidarietà e vicinanza alle popolazioni dei molti comuni del Lazio, dell'Umbria, delle Marche e dell'Abruzzo colpite dal sisma". "Il nostro pensiero e ringraziamento – aggiungono i sindacati – va anche a tutti coloro che in queste ore si stanno prodigando per prestare soccorso alle comunità dei territori colpiti". "Le nostre strutture e i nostri militanti – concludono Cgil, Cisl e Uil – sono mobilitati e pronti a collaborare con la Protezione civile e le strutture di coordinamento e soccorso per prestare assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto e affrontare il grave stato di emergenza".

Sicurezza sul lavoro: pericolose proposte ddl

"Una riproposizione di posizioni già note e diffuse in passato, molte di stampo ideologico e alcune di segno contrario perfino a riforme già in atto, come quelle dell'articolo 117 della Costituzione". Così Sebastiano Calleri, responsabile nazionale Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro della Cgil, commenta il disegno di legge presentato su iniziativa dei senatori Maurizio Sacconi e Serenella Fucksia.
"Il ddl – spiega Calleri – dispone innanzitutto l'abrogazione del Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (d.lgs. 81/2008) e la sua sostituzione con un articolato che prevede modifiche pericolosissime". Nel dettaglio il dirigente sindacale sottolinea che "non solo interviene sulle responsabilità oggettive dei datori di lavoro, introducendo anche la 'responsabilità' in qualche modo esimente di lavoratori e preposti, ma configura un sistema del tutto diverso basato sul principio della certificazione della corretta applicazione delle norme da parte di professionisti presunti 'terzi' seppur retribuiti dai datori di lavoro stessi. A cose di questo tipo siamo già stati abituati da altri progetti del senatore Sacconi".
"Inoltre – continua Calleri – si propone un differente sistema di recepimento 'in pejus' delle normative europee, impedendo di fatto la possibilità di migliorare a livello nazionale le disposizioni comunitarie, e si eliminano le previsioni derivanti dall'articolo 2087 del codice civile. Resta inoltre sconosciuto, all'interno dell'articolato, il ruolo assegnato ad esempio all'Inail e al nuovo Ispettorato unico all'interno del sistema di prevenzione".
"Se questo confuso progetto arriverà ad affrontare l'iter parlamentare – conclude Calleri – ci sarà bisogno di una forte opposizione sindacale. In passato la nostra mobilitazione ha permesso di respingere provvedimenti analoghi a quello in questione, se ce ne sarà bisogno succederà di nuovo".

Turchia: Cgil condanna l'aggravarsi della situazione

"La Cgil condanna fermamente l'aggravarsi della situazione in Turchia, dove in seguito al tentativo di colpo di stato la già avviata torsione autoritaria sta raggiungendo livelli non tollerabili, in assoluto e a maggior ragione per un paese che aspira a far parte dell'Unione Europea. Per questo parteciperemo al presidio unitario che si terrà oggi a Roma". Così il sindacato di Corso d'Italia, nella nota in cui convoca per questo pomeriggio, alle ore 17.30, un presidio con Cisl e Uil nei pressi dell'ambasciata turca, in piazza San Martino della Battaglia (angolo via Palestro).

"Le libertà fondamentali dei cittadini sono colpite con forza, repressione, epurazioni e regolamenti di conti interni stanno minando lo stato di diritto, ed è gravissima la sospensione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che, tra l'altro, respinge la pena di morte", si legge nella nota.

"Inoltre – sottolinea la Cgil – questa deriva antidemocratica aggrava la situazione dei rifugiati in Turchia, territorio che non può essere considerato sicuro per chi necessita di protezione. Per questo chiediamo all'Unione europea di porre fine all'accordo sui migranti in atto con questo paese, e agli Stati membri di accelerare il reinsediamento dei rifugiati in virtù di un sistema di asilo comune migliorato".

"La Cgil – si afferma in conclusione nella nota – esprime la sua preoccupazione e si associa alle richieste della Confederazione Europea dei Sindacati: Commissione europea e Consiglio reagiscano con una condanna esplicita e prevedano tutte le misure necessarie, compresa la sospensione del processo di adesione, in caso di violazione dei valori fondamentali dell'UE".

Terrorismo: Susanna Camusso scrive agli iscritti

La Cgil è una grande organizzazione sindacale aperta, fondata sulla libertà di adesione, che non conosce e rifiuta discriminazioni di carattere religioso o di provenienza geografica. Democrazia e libertà sono il nostro dna e sono il fondamento della nostra Costituzione.
Sono questi principi e valori che noi, il nostro Paese e l'Europa considerano inviolabili e che vogliamo strenuamente difendere.
Li abbiamo conquistati con il sangue e con il dolore dei nostri padri che ci hanno aiutato a costruire un continente in pace. Abbiamo combattuto la paura, l'odio razziale, la fame, le diseguaglianze. Abbiamo avviato la costruzione di un'Europa prospera e solidale. Si è trattato di un sogno che ha iniziato a realizzarsi che non vogliamo perdere ma difendere e avverare.
Per questo non vogliamo né possiamo rassegnarci all'Europa della paura.
Più volte nella nostra storia siamo stati chiamati a difendere la democrazia.
L'abbiamo fatto senza tentennamenti, con il cuore e la forza di una grande organizzazione. Siamo stati in prima linea a combattere il terrorismo che dilagava nel nostro Paese. Non siamo stati ad osservare ma siamo stati protagonisti del risveglio delle coscienze, dello scontro con le organizzazioni eversive, della lotta a qualsiasi ambiguità. Non ci sono stati né dubbi, né incertezze perché mai il terrorismo può trovare giustificazione alcuna, siano esse economiche o sociali, tantomeno ideologiche o religiose.
Siamo stati nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle strade e nelle piazze d'Italia. Listavamo a lutto le nostre bandiere, piangevamo i morti del nostro Paese e programmavamo l'iniziativa politica, spiegavamo le nostre ragioni, organizzavamo il contrasto fattivo ai terroristi.
Non eravamo soli, ovviamente, ma quella scelta, quel dire a viso aperto da che parte stavano la Cgil, le sue donne e i suoi uomini, ha contribuito a debellare il terrorismo, a porre un argine alle stragi e alle uccisioni, ad assicurare alla giustizia i criminali. Lo abbiamo fatto per non vivere nella paura, per difendere la libertà e la democrazia. Da allora, ogni giorno, abbiamo confermato e rinnovato quell'impegno.

La paura non è più nelle piazze o nelle strade delle nostre città, ma nelle piazze e per le vie della nostra Europa. Le stragi in Spagna, Inghilterra, Belgio, Francia mettono in discussione quanto abbiamo faticosamente costruito sino a oggi e genera una paura cieca quanto distruttiva. E la paura alimenta false e pericolose risposte xenofobe e razziste. Si alzano muri, si chiudono frontiere, si rompe la solidarietà tra gli uomini, i deboli e gli oppressi, non si riconosce più e si combatte il diverso. La paura rende fragili la libertà e la democrazia così duramente e faticosamente conquistate.
È ora di scegliere.
Non basta più reagire con le dichiarazioni dell'organizzazione o dei suoi autorevoli dirigenti. È ora che tutti noi e tutte noi prendiamo in mano il nostro destino e il nostro futuro.
Non vogliamo che vinca la paura, l'orrore, la morte.
Bisogna combattere l'indifferenza, attivarsi per garantire il necessario contrasto, non accettare ambiguità, impedire anche i silenzi. Rispettare ed esigere rispetto da parte di tutti, a cominciare da noi, dei nostri valori, della nostra democrazia, della nostra libertà. Non sono scelte negoziabili. Sono le ragioni della nostra
convivenza libera e democratica. Lo sentiamo come un dovere collettivo, di ciascuno di noi.
Non è più un problema che possiamo delegare ad altri. Dobbiamo tornare nelle strade, nelle piazze, in tutti i luoghi di lavoro. Dobbiamo tornare a essere tutti protagonisti. Dobbiamo tornare a difendere e promuovere con ancora più forza i nostri valori di libertà, democrazia, eguaglianza e solidarietà.

Cgil ricorre a Ue contro abolizione Registro infortuni

"L'abolizione del Registro infortuni, strumento di analisi indispensabile per predisporre le misure preventive, è inaccettabile in un Paese in cui il numero di infortuni mortali e di malattie professionali denunciate hanno dimensioni preoccupanti. Per questo la Cgil ha fatto ricorso alla Commissione Europea contro il Decreto Legislativo n. 151/2015, attuativo del Jobs Act, che contiene tale previsione". Questo l'annuncio dato dal sindacato di corso d'Italia.

"Il Decreto legislativo – sostiene la Cgil – viola la direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, la Direttiva 89/391/CEE. In particolare – spiega nella nota – non rispetta l'obbligo dei datori di lavoro di tenere un elenco degli infortuni di cui siano stati vittime i suoi dipendenti, previsto dalla direttiva e recepito nella legislazione italiana proprio attraverso la tenuta del Registro Infortuni, introdotto più di cinquant'anni fa". "L'abolizione di quest'ultimo, non essendo accompagnata da nuove misure alternative di eguale efficacia, cancella uno strumento fondamentale per avere dati storici sull'andamento degli infortuni e per la prevenzione".

Il provvedimento in questione, inoltre, per la Cgil "viola anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione (artt. 31, 35 e 27), in quanto l'assenza di un'opportuna alternativa al Registro non assicura il diritto dei cittadini ad avere condizioni di lavoro giuste e dignitose, misure preventive adeguate nè il relativo diritto all'informazione e consultazione dei lavoratori nell'ambito dell'impresa".

Ma oltre al merito nel ricorso si contesta anche il metodo: "secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia UE infatti – prosegue la nota – l'attuazione da parte degli Stati membri delle disposizioni della Direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro non può avvenire mediante prassi amministrative modificabili a piacimento, ma deve seguire degli standard europei prestabiliti. Cosa che non è avvenuta".

"Abolire il Registro è inaccettabile se si considera la preoccupante situazione che vive il nostro Paese", dichiara il responsabile Salute e Sicurezza sul lavoro della Cgil nazionale Sebastiano Calleri, che ricorda come "nel 2015 gli infortuni sono diminuiti (-24 mila unità), ma al contempo sono aumentate del 16,15% le denunce di infortunio mortale (+161 mila unità nei primi undici mesi dell'anno) e nello stesso periodo sono cresciute quelle riguardanti le malattie professionali (+2,63%). Il quadro descritto dall'Inail – conclude Calleri – rende evidente la necessità di aumentare l'attività di monitoraggio e mantenere il Registro infortuni".

Lavoro: Cgil, Governo cambi verso

"Che fine hanno fatto i milioni di posti di lavoro creati con il Jobs act?". Questa la domanda posta dalla segretaria confederale della Cgil Serena Sorrentino alla luce dei dati diffusi oggi dall'Osservatorio precariato dell'Inps, accompagnata dall'hastag #Polettirispondi.

"Potremmo commentare che a noi i conti tornano, visto che avevamo stimato sia l'effetto doping del Jobs act che il decalage delle assunzioni", dichiara Sorrentino. "Avevamo infatti previsto – spiega – che l'occupazione sarebbe cresciuta di circa la metà rispetto a quanto annunciato dal Governo e che ci sarebbe stato un considerevole rallentamento con la riduzione degli incentivi, calcolo confermato oggi dall'Inps, che nel primo trimestre registra un calo delle assunzioni su base annua pari al 12,9%, da imputare soprattutto al crollo verticale dei tempi indeterminati". "Ma avere ragione – prosegue – non è una soddisfazione perché parliamo di circa 15 miliardi di risorse pubbliche investite male e di tante speranze deluse per milioni di giovani italiani".

"Il Governo, come diciamo da mesi, può correggere gli errori e cambiare sia il meccanismo della decontribuzione che le norme del Jobs act". La segretaria confederale della Cgil sottolinea quindi gli interventi prioritari per il sindacato di corso d'Italia: "l'abolizione dei voucher, che continuano a crescere in virtù della liberalizzazione (nel trimestre gennaio-marzo sono aumentati del 45,6% rispetto allo stesso periodo del 2015), la regolazione del tempo determinato e la modifica al sistema degli incentivi, che devono diventare selettivi".

"Ci hanno spiegato che liberalizzando i licenziamenti sarebbe aumentata l'occupazione, ma hanno dato soldi a pioggia alle imprese e ignorato chi rappresenta il lavoro senza alcun risultato apprezzabile: le imprese non stanno investendo in lavoro e innovazione e la ripresa non c'è", continua la dirigente sindacale.

"Bisogna cambiare verso perché quello del Jobs act è sbagliato. Noi ne abbiamo indicato uno: stiamo raccogliendo le firme per la Carta dei diritti universali del lavoro, che riscrive il diritto del lavoro in nome di un principio di uguaglianza, – ricorda in conclusione Sorrentino – e abbiamo presentato da tempo una proposta di progetto per il rilancio e lo sviluppo del Paese, il Piano del Lavoro".

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