CGIL NAZIONALE

Ape volontaria: Cgil, strumento oneroso

“L’Ape volontaria non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Boschi, ed è tutt’altro che operativa”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli in seguito alla firma del Dpcm sull’Ape volontaria da parte del Presidente del Consiglio Gentiloni.
Ghiselli specifica infatti che si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative”.
“È bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario ed assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere soprattutto in termini di tassi d’interesse da applicare a carico dei lavoratori”.
“Naturalmente – conclude il segretario confederale – saranno le singole persone a valutare se utilizzare o meno l’Ape, e la Cgil e il suo Patronato garantiranno a tutti le adeguate informazioni su questo strumento”.

Terremoto: Cgil, solidarietà a popolazione

Nell’esprimere la propria vicinanza alla popolazione dell’isola di Ischia, colpita la notte scorsa da una forte scossa di terremoto, la Cgil rileva che dopo molte parole la politica di prevenzione e messa a norma degli edifici delle aree a rischio deve ancora iniziare. E che il contrasto all’abusivismo edilizio è divenuto anche un tema di sicurezza. Malgrado gli annunci ripetuti più volte il progetto “Casa Italia” è ancora allo stadio embrionale: un titolo privo di contenuti progettuali operativi. Crediamo che la messa in sicurezza del paese sia prioritaria. Per questo La Cgil nei prossimi mesi, a un anno dal devastante sisma dell’Italia Centrale del 2016/2017, convocherà gli Stati Generali delle proprie strutture interessate allo scopo di:

. Accertare lo stato di gestione dell’emergenza sismica e verificare dove e come sia iniziata la ricostruzione.
. Predisporre griglie territoriali di priorità e sollecitare indirizzi e politiche di infrastrutturazione, ripopolamento e crescita economica.
. Verificare lo stato di attuazione degli accordi territoriali firmati dalla nostra organizzazione in questi mesi.
. Proporre una legge quadro per la gestione degli eventi sismici e delle emergenze territoriali.
Gli Stati Generali delle strutture Cgil avranno la finalità, nel dialogo con la popolazione e le istituzioni locali, di definire un Rapporto da consegnare al Governo.
Non vi è dubbio che, se si vogliono evitare davvero per il futuro altre tragedie si debba agire parallelamente su 3 piani fra loro collegati: la prevenzione (con la definizione di un piano pluriennale di adeguamento antisismico), la ricostruzione del patrimonio edilizio pubblico e privato (nei luoghi più adatti con le tipologie più sicure), l’infrastrutturazione innovativa dei servizi per il territorio (strade, ferrovie, Itc) e per le persone (istruzione, sanità, cultura, tempo libero).

Questi tre piani collegati fra loro possono favorire il ripopolamento e la valorizzazione economica di territori che, altrimenti, rischiano il progressivo abbandono. Tale logica programmatica, a partire dalle aree del sisma, va estesa alle “Aree Interne” del Paese.
Ci si deve muovere in una logica di intervento pluriennale, ma è necessario partire subito.
Non è pertanto convincente l’idea che ora si apra la fase di gestione “decentrata” delle tematiche della ricostruzione. Abbiamo già verificato in diverse occasioni l’assoluta mancanza di coordinamento (persino regolamentare) fra le regioni coinvolte, l’assenza di enti di Area Vasta (anche in conseguenza di una pasticciata riforma istituzionale), le dimensioni troppo piccole degli oltre cento Comuni interessati.

Non è finita l’emergenza, non si può dire avviata la ricostruzione, la prevenzione è di là da venire. Le politiche di respiro pluriennale richiedono ancora interventi di indirizzo e di coordinamento forti da parte dello Stato. Nessuno, a pochi mesi dal prossimo inverno “senza un tetto”, può permettersi vie di distrazione o di fuga.

È vero che le risorse ci sono, manca ancora la capacità di definire progetti di medio periodo, di avviarli e di concluderli senza discontinuità.
Non si può nemmeno dire che sia completa la definizione delle norme per la gestione dell’emergenza viste le contraddizioni e i buchi più volte segnalati. Del resto, non è di un ennesimo provvedimento normativo d’emergenza che si ha bisogno quanto di una Legge Quadro per la gestione degli eventi sismici e delle emergenze territoriali senza improvvisazioni, come da tempo chiede la Cgil. Ma questo è compito di Governo e Parlamento.
Ogni persona che in questi dodici mesi ha lavorato per portare conforto alla popolazione va certamente ringraziata per il contributo dato. Ma siamo solo all’inizio: occorrono ancora molte energie e lo sforzo coordinato e solidale di tutti.

BES: Cgil, criticità nella proposta del Governo

“La Cgil ha ritenuto importante la scelta di riconoscere nella legge di riforma del bilancio dello Stato gli indicatori BES, ma rispetto alla proposta del Governo manifestiamo criticità sia sul metodo che sul merito”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi a proposito dello Schema di Decreto ministeriale recante individuazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile (Atto n. 428).
Per quanto riguarda il merito la dirigente sindacale sostiene sia “necessaria un’integrazione tra indicatori italiani e quelli individuati dalle Istituzioni sovranazionali, a partire dalla Strategia Europea 2020 e dall’Agenda ONU 2030”. Infatti la segretaria confederale ricorda che “il Goal 8 dell’Agenda 2030, per il quale vi sarà una verifica già nel 2019, parla di raggiungere la piena e produttiva occupazione, un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, compresi giovani e persone con disabilità, e di conseguire la parità di retribuzione”. “Questo – sottolinea – comporta quindi la necessità di selezionare indici compositi e indicatori in modo più ampio, a differenza di quanto si riscontra nelle proposte del Governo”.
“Sul metodo – continua Fracassi – crediamo che debba proseguire il confronto coinvolgendo le parti sociali, cosa che non si è realizzata in occasione del passaggio parlamentare”. “La scelta di individuare indici di benessere – aggiunge in conclusione – deve corrispondere a politiche coerenti nel bilancio dello Stato, non può e non deve essere solo una mera operazione mediatica”.

Pensioni: Governo dia risposte

“Il ministro del Lavoro sembra non cogliere la sollecitazione che Cgil, Cisl e Uil hanno evidenziato con l’attivo di ieri. È necessario che il governo inizi a dare delle risposte concrete ai tutti i punti in discussione in questa fase e si impegni a bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile”. Così il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli replica al ministro Poletti che oggi, parlando a proposito dell’eventuale blocco dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile a 67 previsto per il 2019, ha detto “Ne parleremo dopo l’estate, quando avremo le informazioni dall’Istat che ci darà i nuovi dati sull’aspettativa media di vita e avremo il quadro della situazione”.
“Le ragioni per bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile – aggiunge Ghiselli – sono evidenti già ora e non è pensabile aspettare l’autunno per affrontare questa questione. L’Italia è il paese che ha già l’età di pensione più alta in Europa e un ulteriore balzo renderebbe la cosa socialmente insostenibile”.

Stalking: reato cancellato, è una vergogna

Lo Stato non può tradire le donne due volte, prima esortandole a denunciare e poi archiviando le denunce, o peggio, a depenalizzare il reato di stalking. A una settimana dall’efferato femminicidio della oncologa Ester Pasqualoni, uccisa dallo stalker contro il quale aveva presentato due denunce, entrambe archiviate, scopriamo che nella legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno 2017, si prevede l’introduzione di un nuovo articolo: il 162 ter, che prevede l’estinzione dei reati a seguito di condotte riparatorie. Uno di questi reati è lo stalking.

Senza il consenso della vittima l’imputato potrà estinguere il reato pagando una somma se il giudice la riterrà congrua, versandola anche a rate. La denuncia arriva da Loredana Taddei, Responsabile nazionale delle Politiche di Genere di Cgil, Liliana Ocmin, Responsabile del coordinamento nazionale donne Cisl e da Alessandra Menelao, Responsabile nazionale dei centri di ascolto della Uil.

Si presume inoltre che la legge sia estesa a tutti i reati contro la persona che prevedono una pena di 4 anni di condanna.

Un’assurdità di una gravità assoluta, peraltro, in totale contrasto anche con la Convenzione di Istanbul.

Quante donne uccise o perseguitate dobbiamo contare dopo che questa nuova norma verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale? Indipendentemente dalla volontà della vittima basterà al reo (come se fosse al mercato a comprare della carne fresca) presentare un’offerta risarcitoria che sia congrua per il giudice, e magia delle magie, il reato verrà estinto.

Il reato di stalking non può essere depenalizzato in un paese come l’Italia dove ogni due giorni viene uccisa una donna e che ha registrato nel 2016 120 femminicidi. E dove evidentemente non c’è la volontà politica di combattere questa mattanza.

In piazza per chiedere Rispetto

"La democrazia va difesa", è questo il messaggio lanciato dalla manifestazione di oggi a Roma, in Piazza San Giovanni. La Cgil, sfilando per le vie della capitale in due cortei con lavoratrici e lavoratori provenienti da tutto il Paese, ha chiesto “rispetto per il lavoro e la Costituzione”, attaccati dal Governo con la reintroduzione dei voucher.

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